La Spagna è il primo tra cinque paesi europei ad annunciare il ritiro per la presenza di Israele.
La 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest si terrà a Vienna presso la Wiener Stadthalle. Le date sono già note nei siti ufficiali (Eurovision.tv ed Ebu.ch): 12, 14 e 16 maggio. Nonostante i rientri di Bulgaria, Romania e Moldavia, il numero dei partecipanti scende a 35 in totale. Un numero che segna il peso di un’assenza forte quanto un atto d’accusa. L’ombra del conflitto oscura la musica. Eppure molti paesi hanno già annunciato gli artisti e i titoli dei brani. Di altri sono noti esclusivamente i nomi dei rappresentanti. Tra questi Noam Bettan che canterà per Israele. Restano ancora ignoti i dettagli sulla canzone. Il resto d’Europa attende di conoscere gli ultimi nomi entro il 7 marzo. In Italia Sanremo è ormai alle porte. Canteremo sulle note delle macerie seguendo il ritmo del Silenzio.
Non uno, bensì cinque paesi europei — Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Islanda — si sono chiamati fuori. Il ritiro contesta la decisione dell’Ebu di confermare Israele, evidenziando un doppio standard inaccettabile rispetto all’esclusione della Russia nel 2022.
Le nazioni assenti hanno scelto l’etica della coerenza contro l’ipocrisia dello slogan “United by Music”. Le tesi in favore di Israele sostengono che la nazione stia rispondendo a un attacco militare. L’appellativo di tale risposta è Genocidio. Una parola che pesa quanto un macigno sull’ipocrita neutralità dichiarata dall’evento. L’EBU insiste su un’apoliticità che appare ormai svuotata di significato. A nulla sono valse le proteste, le incitazioni al “cessate il fuoco” o le pressioni al boicottaggio, appoggiato e sostenuto da molti artisti italiani. Un’Italia, ancora una volta divisa in due, mentre la Spagna si configura come capostipite della protesta. Il ritiro delle cinque nazioni segna lo spostamento del baricentro morale. Tuttavia, non costituisce alcun intralcio formale. Siete pronti? The Show Must Go On.

Rispondi