Libertà di espressione nel 2026: Il rischio della censura

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La libertà di espressione messa a rischio dal web attraverso algoritmi e censure

Sancita nell’Articolo 21 della Costituzione italiana, la Libertà di espressione costituisce il pilastro della Democrazia. Le leggi del web minano tale principio attraverso limiti e restrizioni.

Approvata e promulgata nel dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948, la Costituzione italiana si suddivide in quattro sezioni. La prima include i principi fondamentali. I punti cardine della Democrazia, elaborati in 12 Articoli, specificano la natura dei diritti umani. Da quanto è espresso, questi sono da ritenersi universali, indivisibili, inviolabili, inalienabili, imprescrittibili, indisponibili e interdipendenti (il miglioramento di uno facilita il progresso degli altri e viceversa).

La seconda sezione, ovvero la Parte I dell’Ordinamento Giuridico, comprende i Diritti e i Doveri dell’uomo (Art.13-54). Gli ambiti variano dall’aspetto etico-sociale ai rapporti civili, economici e politici tra Stato e cittadini.

La terza sezione (Parte II dell’Ordinamento) contiene codici in riferimento all’Organizzazione dello Stato (Art. 55-139). Nella quarta e ultima sezione vengono espresse le cause del passaggio dal vecchio regime alla Repubblica italiana.

La Parte I dell’Ordinamento giuridico non concede, bensì riconosce le libertà come natura dei diritti umani, per gli aspetti e con gli aspetti già menzionati nella prima sezione. Il primo comma dell’articolo 21 cita: Tutti (cittadini, stranieri, aploidi) hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Segue: La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (comma 2). Il sequestro della stampa può avvenire solo ed esclusivamente per atto motivato dell’autorità giudiziaria o per delitti previsti dalla legge (comma 3-4). La legge può stabilire che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica (comma 5). Sono vietate le pubblicazioni contrarie al buon costume (comma 6). I limiti non espressi, benché impliciti, riguardano casi di diffamazione, divulgazione di segreti di Stato e Tutela della privacy. Fino a che punto una società tollerante può tollerare gli intolleranti? E’ il paradosso della Tolleranza, formulato dal filosofo Karl Popper ne La società aperta e i suoi nemici (1945). I limiti e le restrizioni previste sono da considerarsi in qualche modo una soluzione alla questione.

Il progresso tecnologico e la nascita del web favoriscono l’accesso immediato ad ogni tipo di informazione e di contenuto. Internet è attualmente considerato lo strumento più efficace per la divulgazione di informazioni. Consente a chiunque, non solo ai giornalisti, la possibilità di informare. Le notizie vengono diffuse attraverso blog, siti web, e testate giornalistiche online. I social media non sono esclusi, al contrario, essi costituiscono un mezzo ancor più diretto. Limiti e restrizioni sono estese anche in rete, che adotta misure restrittive e limitanti. Tra queste: la protezione del Copyright, diffamazione e Hate Speech e fake news. I limiti fanno riferimento al comma 6 dell’articolo 21, in relazione alla protezione del buon costume. Eppure c’è chi sostiene che questi spazi non siano del tutto neutrali.

Abbiamo più strumenti per parlare, ma meno spazio per dissentire. L’illusione del megafono sociale

La libertà di espressione, sancita dall’Articolo 21 della Costituzione, sta affrontando una sfida senza precedenti. Se da un lato il web ha democraticizzato la parola, dall’altro ha creato nuovi meccanismi di controllo. Oggi la libertà di espressione è minacciata da un mix letale di algoritmi, polarizzazione e paura del giudizio sociale. Attraverso le filter bubbles degli algoritmi siamo esposti tendenzialmente a ciò che è conforme ai nostri pregiudizi. Chi esprime un’opinione fuori dal coro viene silenziato dall’invisibilità digitale o dalla gogna mediatica. Tali parametri inducono spesso all’autocensura, un nemico invisibile, nonché il rischio maggiore della Democrazia. Se il prezzo della verità è l’isolamento, meglio tacere ed evitare il linciaggio digitale. La verità diviene un lusso per i pochi coraggiosi, sottoposti a prove ben più ardue. I vincoli legati all’hate speech e alle fake news, che divengono un pretesto per ridurre la critica. Social e piattaforme si appellano alle norme restrittive per eliminare il pensiero scomodo, non conforme o contrario ai loro canoni. Dunque, il dibattito non riguarda solo cosa è consentito dire, ma chi decide i limiti: lo Stato o le grandi piattaforme tech?


Una risposta a “Libertà di espressione nel 2026: Il rischio della censura”

  1. Avatar vingodino
    vingodino

    I limiti non possono essere decisi da nessuno, né dallo Stato né dalle grandi piattaforme né da qualsiasi altro soggetto terzo.

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