CAPITOLO 4

by

in

L’area copriva circa il doppio della superficie del soggiorno sottostante, trasformando lo studio in un palcoscenico sproporzionato che, nel suo gigantismo, riduceva il resto della casa a una platea piccola e insignificante. Un unico, enorme scenario, allestito per un solo protagonista, che consentiva l’accesso esclusivamente a ospiti selezionati. Le pareti erano inghiottite da scaffali che, lungi dall’essere una biblioteca votata allo svago o alle storie illustrate. Ospitavano una successione asettica di manuali tecnici, trattati di anatomia e saggi di psicologia comportamentale, disposti con una meticolosità ossessiva. Le tele appese alle pareti erano scene di un terrore disturbante, corpi contorti in atti che oscillavano tra l’erotismo più viscerale e la violenza pura. E, come monito brutale, davanti a ogni quadro c’era uno specchio, costringendo chiunque entrasse, non solo a guardare l’opera, ma a specchiarsi nell’atto di osservarla. In fondo alla stanza, la scrivania appariva dilatata dalla prospettiva in un punto minuscolo, come un ridotto e austero banco di lavoro in uno spazio chiuso e asfissiante, con una porta vitrea, unico sbocco che dava sulla terrazza esterna. Due sedute in pelle attendevano in un mutismo rigido dinanzi a quel baricentro infinitesimale divorato dall’abisso prospettico della sala. Lungo una parete si allungava il divano del clinico collocato tra la vetrata e uno specchio, così che chiunque vi si sdraiasse fosse costretto a scrutare il proprio riflesso, pur avendo lo sguardo proteso verso l’esterno. In primo piano, a ridosso dell’affaccio sul piano inferiore, un massiccio tavolo di granito dominava la scena. Una scacchiera monumentale così nitida da apparire, per un gioco di prospettiva, oltre misura rispetto alle sue reali dimensioni.

 

Avvertì un brivido lungo la schiena al graffio del suo tocco. Lui era dietro di me: – Prendo da bere – Sibilarono le sue labbra sfiorandomi il collo, mentre mi avvolgeva in una presa calda e suadente. Immerso nella sua vanità, si specchiava compiacendosi della perfetta asimmetria del suo volto da protagonista e del mio, un’eco silenziosa in balia del suo dominio. Una distorsione tale quanto il dipinto che fletteva riverso alle nostre spalle. – Non scappare! Non ancora… – Ghignò scendendo dal palco per abbandonarmi, momentaneamente, a quel gioco di illusioni che aveva architettato consapevole che l’unica uscita d’emergenza per me sarebbe stato un salto nel vuoto, obbligando persino la morte a piegarsi al suo volere e al mio. Non avrebbe potuto ritirarsi dinanzi a una fuga mascherata da suicidio programmato. Tuttavia, mi lasciai divorare dalla profondità fittizia dello spazio per mettere a fuoco ogni dettaglio del tunnel in cui ero finita, intercettando pergamene che emergevano come dei trofei inediti. Titoli, conseguiti nelle migliori università statunitensi ed europee, di cui ignoravo l’esistenza, riconoscimenti celati tra le ombre del mio sguardo.

  • Il sangue di Giuda! – La sua voce grave e pacata rimbombò come un tuono soffocato e inaspettato nella quiete tesa, smorzata da un velo d’ironia. Afferrai il calice proteso verso di me.
  • Il nome mi è famigliare. Credo di averlo bevuto in Ital… –
  • Ne dubito – Interruppe bruscamente con fermezza. – Al mondo esistono gemelli, sosia, omonimi, ma mai eguali! – Eppure, le spoglie del mio doppelganger giacevano di sotto in preda alla putrefazione. Lei rappresentava tutto ciò che un tempo io ero stato, pertanto, a dispetto di quanto sosteneva Viktor, lei era mia eguale, o almeno lo era stata per un po’… Portai l’orlo del calice all’altezza della bocca, annusando il contenuto con massima discrezione, nel tentativo di discernere gli ingredienti, col vago sospetto che la base del composto fosse sangue umano. Il suo fascio visivo era focalizzato su di me, finché, in tutta risposta e con disinvoltura, mi restituì un sorriso trionfante. – Allora dove preferisci adagiarti? – Chiese, intonando le prime note dense di quella che sarebbe diventata una melodia dal ritmo cadenzato. Un preludio accompagnato da un gesto monumentale che ricordava il Cristo Redentore. – Se la tua mente è in grado di reggere potresti osare… – Seguì, indicando la scacchiera. Mi esaminava soppesando forma e velocità di ogni mio gesto, con una minuziosità che persino una macchina avrebbe faticato a calcolare. – Hai paura? – Agognava il varo di un duello in cui la sua mano aveva già dettato l’arrocco del destino. Viktor era, senza ombra di dubbio, il miglior stratega che avessi mai incontrato e qualunque mossa avrei calato avrebbe decretato l’inizio della mia sconfitta. Non occorreva vocalizzare un lemma specifico e identificativo di un idioma mostrargli il mio coraggio. In un sorso rapido e violento ingurgitai il sangue di Giuda, posando il bicchiere su una superficie prossima alle mie vicinanze. Ignorando la sua volontà di concedermi un vantaggio, mi adagiai sul fronte opposto a quello indicatomi. Emulando il mio gesto, Viktor sedette in posizione d’attacco: – Ti prego, condividi con me i tuoi pensieri. Cos’è che ti affligge? – Proseguì a un ritmo struggente e apparentemente accorato.
  • Pensavo di congratularmi per il tuo dottorato in legge – Affermai con gelida disinvoltura, speculando sui reali obiettivi del conseguimento di un tale coronamento. Quale miglior modo per raggirare un sistema se non quello di conoscerne a fondo le leggi che impone?
  • È soltanto un titolo – Liquidò sbrigativamente, prima di dare avvio al monologo esplicativo: – Ciò che realmente conta è la formazione, la morale e l’etica individuale. La conoscenza è potere! Artur te lo avrà insegnato – Conosceva mio padre ed era al corrente della sua professione, dunque sapeva chi ero. – So chi sei stata e chi sei adesso, Klaudia. Ma ancora ignoro chi o cosa sarai dal momento in cui avanzerò la mia proposta – Disse, posando uno sguardo attento verso i pezzi ancora intatti sulla scacchiera.
  • Sono tutta orecchie! – Esclamai con forza, anelando il suono supplicante della sua richiesta. – I bianchi muovono per primi – Attendevo la sua prima mossa.

Rispondi

Scopri di più da Prisma Space

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere